Ciuccio, copertine, peluches, foulard, sciarpe, tutto quanto di morbido e avvolgente, quindi emotivamente caldo, al quale il bambino si lega tanto da volerlo tenere sempre con sé e da saperlo utilizzare come mezzo per consolarsi in assenza -ma anche in presenza- della mamma o dell'adulto di riferimento.

Gli oggetti "transizionali", definiti così da Winnicott, rappresentano la transizione del bambino da uno stato di "fusione" con la madre ad uno stato di "relazione" con la madre, che è esterna e separata da lui. Sono funzionali al passaggio che il bambino deve fare dalla fusione con una madre "sufficientemente buona" (Winnicott), che cioè soddisfa tutti i suoi bisogni nei primi mesi di vita, alla percezione del "non-me": l'esistenza dell'altro. L'altro è visto, riconosciuto per la prima volta  in questo oggetto che non sono io. L'oggetto transizionale, rappresentando l'unione con la mamma, permette, allo stesso tempo, al bambino o alla bambina di "staccarsi" e rendersi un po' autonomo/a