le vie del linguaggio, per assecondare la voglia di comunicare dei bambini

La voglia di “dire” tutto ciò che si vede, scopre, sente, osserva, percepisce è innata nell‘uomo e lo vediamo in modo lampante nei bambini; tanto emozionati a volte da perdere le parole o non trovarle o farle uscire spezzettate.

E si, il mondo invade i bambini, e loro dai 12 mesi di vita hanno voglia di prendere tutto! E poi, hanno voglia di comunicarlo a noi!

A volte tutto questo insieme crea un po’ di confusione tra bocca, mente, cuore, pancia, pensiero e certe piccole cose che nell’adulto sono automatiche, nei piccoli sono ancora in rodaggio. E poi quante cose con diverse parole, come è possibile sapere tutto!

Come aiutare, in un ottica di promozione, prevenzione e stimolazione, potenziamento e utilizzazione funzionale del linguaggio, il piccolo a sentire il mondo, concretizzarlo in pensiero e…raccontarcelo per sentirsi parte dei “grandi” che parlano, per sentirsi sicuri e tranquilli in un mondo così grande…(e pieno di aspettative a volte che un po’…siamo onesti, spaventano anche noi) ?

Giocando con i sensi possiamo aiutare a scoprire ed esercitare tante abilità e costruire ogni giorno di più il loro senso nel mondo…

Il bambino è fin dalla nascita protagonista di relazioni sociali.

Il linguaggio ha principalmente una funzione comunicativa, basilare per l’attività relazionale, affinandosi assolverà anche la funzione intrapersonale, viene “interiorizzato”, il bambino non commenta più “esternamente” ciò che fa, crede, pensa, per consapevolizzarlo; diviene strumento dell’interno, del pensiero, guida l’elaborazione di piani per le attività pratiche, sottomettendo azioni a intenzioni: guida comportamento e pensiero; la relazione può così migliorare, ed inizia e si afferma l’individualizzazione, la creazione del Sé.

La PAROLA è il frutto della relazione tra pensiero e linguaggio, permette di comunicare significati agli altri e di fare generalizzazioni e categorizzazioni.

Per relazionarsi con l’altro sono necessarie competenze linguistiche e comunicative.

Come raggiungerle ed affinarle?

La lingua è caratterizzata da mille sfaccettature che possono essere scoperte con un po’ di anticipo sui tempi, sperimentate ed esercitate.

Andiamo allora ad esplorare gli aspetti di linguaggio e comunicazione e come è possibile lavorare su di essi con i bambini

Fonologia: riconoscimento e discriminazione dei suoni; già alla nascita il bambino è capace di riconoscere e riprodurre un notevole numero di suoni. Per stimolare e raggiungere una corretta fonazione giocheremo-eserciteremo l’apparato fonatorio prevenendo o aiutando i possibili errori.

Attività: sempre diverse! Per non annoiare. Giochi con il respiro, soffio, mimi (per la muscolatura facciale); movimento di labbra e lingua, esercizi per la muscolatura delle guance; storie per imitare i suoni, ripetizione-sonorizzazione suoni vocali (versi animali, rumori dell’ambiente); libretti con suoni più complessi ma contestualizzati; respirazione diaframica.

Lessico e Semantica: arricchimento del vocabolario e strutturazione del rapporto tra parola-significato-contesto. Nel quotidiano ci troviamo in situazioni che ci permettono di riflettere sulle parole…sfruttiamole!!

Attività: leggere le immagini, prima come singole unità poi volte a costruire una narrazione, libretti con suoni complessi motivati dal contesto, giochi di ripetizione. Con i libretti: partendo dall’immagine, “cos’è” la nominiamo, “com’è” la descriviamo e imitiamo, “cosa fa” la raccontiamo! Raccontiamo insieme i libretti.

 Giochiamo con i nomi: come routine ci salutiamo e riconosciamo. Conosciamo i nomi dei nostri compagni e sentirsi chiamare ci fa sentire importanti in quel luogo, indica che ci siamo noi, c’è il nostro posto, un nostro spazio.. Ripetiamo il nome di tutti, poi li scandiamo sillabando i suoni e battendo le mani ritmicamente.

In incontri successivi si potrà giocare in modi diversi con il proprio nome, facendo un salto per ogni sillaba: percorrendo un tratto grazie ai salti delle sillabe “vediamo” nomi lunghi e nomi corti.

 I versi degli animali: è un gioco che il bambino sperimenta spesso in modo più o meno astratto o meccanico con il sostegno della voce dell’adulto o di immagini. E’ comunque un gioco familiare che ci fa essere più sicuri, però permette anche diversi esercizi.

Possibili proposte sono quelle di utilizzare libretti con gli animali e fare il gioco de “Le scatoline magiche”: i bambini da rannicchiati come fossero dentro scatoline, usciranno per trasformarsi nei suoni e nelle movenze nell’animale nominato dall’educatrice.

Le stesse modalità potranno essere utilizzate per i rumori del mondo che ci permettono di utilizzare fonemi diversi, apparentemente più inusuali, taluni più complicati.

La voce che sale, che scende, che zampilla, che ondeggia: un gioco basato sulla respirazione diaframatica che potrà essere sfruttato come momento di relax, necessita di fiducia nell’educatore e serenità nel gruppo, poiché richiede di lasciarsi andare per sentire il proprio corpo. Serve quindi fiducia nell’ambiente.

 Proponiamo ai bimbi di stendersi (le prime volte magari dopo un gioco o un ballo più movimentato, così che il respiro sia più immediato da sentire) per terra, ci sistemiamo accanto a loro, e di appoggiare le mani sulla pancia. Sentiremo cosi l’aria che viene immagazzinata ed emessa dalla pancia. Per capire che la voce nasce dall’interno del corpo, facciamo sentire come far “salire” la voce grazie all’emissione sempre più alta del tono del flusso vocale utilizzando il suono “I”; poi faremo “scendere” la voce, il tono del flusso sarà sempre più basso e debole, grazie al suono “U”.

Con la “A” faremo “zampillare” la voce abbassando ed alzando rapidamente il tono del flusso, in fine con la “O” facciamo “ondeggiare” la voce riproducendo il motivo di una canzoncina con ritmo ondeggiante.

 Come parlare ai bambini? : Proponendo principalmente un modello evoluto di linguaggio da imitare, fatto di parole semplici, ma corrette;

  •   Accompagnando ciò che facciamo con la verbalizzazione delle azioni che andiamo a compiere;
  •  Dosiamo la quantità di parole per lasciare spazio al tentativo-desiderio del bambino di parlare.

 Rielaborazione verbale: parliamo con i bambini dell’esperienza vissuta, stimoliamo ad esprimersi a dire, mettere in parole, riproponendo loro immagini mentali, avvenimenti accaduti o mostrando i materiali usati.

Rielaborazione pittorica: proponiamo ai piccoli fogli e colori, in diverse occasioni la grandezza dei fogli e le tipologie di colore si varieranno. Il bambino tra i 18 ed i 36 mesi sta vivendo il passaggio dalla fase pre-figurativa alla consolidazione della fase rappresentativa. Dallo scarabocchio all’intenzionalità rappresentativa grazie allo sviluppo della coordinazione oculo-manuale. Il disegno avrà due valenze: narrativa, la rappresentazione del proprio mondo interiore avviene affiancando atto grafico e verbalizzazione, il colore sarà scelto basandosi sulle risonanze emotive di ciò che rappresenta, spesso i disegni saranno monocromatici tanto è il coinvolgimento nell’attività che non lascia il tempo di fermarsi.

 Ritmico espressiva, la scelta del colore seguirà il ritmo dell’emotività, l’uso di colori non realistici indica una spontaneità ed un diverso “uso” del colore come mezzo espressivo.

 Del disegno, per cogliere la rielaborazione degli eventi vissuti dal bambino e per “vedere un po’ più dentro” al piccolo, noteremo il colore, in quanto risponde a risonanze affettive, piuttosto che alla realtà esterna. Tra i due ed i tre anni l’esigenza è di lasciare tracce, impronte, segni visibili di se stesso, per far ciò si prediligerà inconsciamente colori scuri, blu, nero, marrane, hanno capacità incisiva più forte.

per assecondare la voglia di comunicare dei bambini

La voglia di “dire” tutto ciò che si vede, scopre, sente, osserva, percepisce è innata nell‘uomo e lo vediamo in modo lampante nei bambini; tanto emozionati a volte da perdere le parole o non trovarle o farle uscire spezzettate.

E si, il mondo invade i bambini, e loro dai 12 mesi di vita hanno voglia di prendere tutto! E poi, hanno voglia di comunicarlo a noi!

 A volte tutto questo insieme crea un po’ di confusione tra bocca, mente, cuore, pancia, pensiero e certe piccole cose che nell’adulto sono automatiche, nei piccoli sono ancora in rodaggio. E poi quante cose con diverse parole, come è possibile sapere tutto!

Come aiutare, in un ottica di promozione, prevenzione e stimolazione, potenziamento e utilizzazione funzionale del linguaggio, il piccolo a sentire il mondo, concretizzarlo in pensiero e…raccontarcelo per sentirsi parte dei “grandi” che parlano, per sentirsi sicuri e tranquilli in un mondo così grande…(e pieno di aspettative a volte che un po’…siamo onesti, spaventano anche noi) ?

Giocando con i sensi possiamo aiutare a scoprire ed esercitare tante abilità e costruire ogni giorno di più il loro senso nel mondo…

Il bambino è fin dalla nascita protagonista di relazioni sociali.

Il linguaggio ha principalmente una funzione comunicativa, basilare per l’attività relazionale, affinandosi assolverà anche la funzione intrapersonale, viene “interiorizzato”, il bambino non commenta più “esternamente” ciò che fa, crede, pensa, per consapevolizzarlo; diviene strumento dell’interno, del pensiero, guida l’elaborazione di piani per le attività pratiche, sottomettendo azioni a intenzioni: guida comportamento e pensiero; la relazione può così migliorare, ed inizia e si afferma l’individualizzazione, la creazione del Sé.

La PAROLA è il frutto della relazione tra pensiero e linguaggio, permette di comunicare significati agli altri e di fare generalizzazioni e categorizzazioni.

Per relazionarsi con l’altro sono necessarie competenze linguistiche e comunicative.

Come raggiungerle ed affinarle?

La lingua è caratterizzata da mille sfaccettature che possono essere scoperte con un po’ di anticipo sui tempi, sperimentate ed esercitate.

Andiamo allora ad esplorare gli aspetti di linguaggio e comunicazione e come è possibile lavorare su di essi con i bambini

Fonologia: riconoscimento e discriminazione dei suoni; già alla nascita il bambino è capace di riconoscere e riprodurre un notevole numero di suoni. Per stimolare e raggiungere una corretta fonazione giocheremo-eserciteremo l’apparato fonatorio prevenendo o aiutando i possibili errori.

  •  Attività: sempre diverse! Per non annoiare. Giochi con il respiro, soffio, mimi (per la muscolatura facciale); movimento di labbra e lingua, esercizi per la muscolatura delle guance; storie per imitare i suoni, ripetizione-sonorizzazione suoni vocali (versi animali, rumori dell’ambiente); libretti con suoni più complessi ma contestualizzati; respirazione diaframica.

 Lessico e Semantica: arricchimento del vocabolario e strutturazione del rapporto tra parola-significato-contesto. Nel quotidiano ci troviamo in situazioni che ci permettono di riflettere sulle parole…sfruttiamole!!

  •  Attività: leggere le immagini, prima come singole unità poi volte a costruire una narrazione, libretti con suoni complessi motivati dal contesto, giochi di ripetizione. Con i libretti: partendo dall’immagine, “cos’è” la nominiamo, “com’è” la descriviamo e imitiamo, “cosa fa” la raccontiamo! Raccontiamo insieme i libretti.

 Giochiamo con i nomi: come routine ci salutiamo e riconosciamo. Conosciamo i nomi dei nostri compagni e sentirsi chiamare ci fa sentire importanti in quel luogo, indica che ci siamo noi, c’è il nostro posto, un nostro spazio.. Ripetiamo il nome di tutti, poi li scandiamo sillabando i suoni e battendo le mani ritmicamente.

In incontri successivi si potrà giocare in modi diversi con il proprio nome, facendo un salto per ogni sillaba: percorrendo un tratto grazie ai salti delle sillabe “vediamo” nomi lunghi e nomi corti.

I versi degli animali: è un gioco che il bambino sperimenta spesso in modo più o meno astratto o meccanico con il sostegno della voce dell’adulto o di immagini. E’ comunque un gioco familiare che ci fa essere più sicuri, però permette anche diversi esercizi.

Possibili proposte sono quelle di utilizzare libretti con gli animali e fare il gioco de “Le scatoline magiche”: i bambini da rannicchiati come fossero dentro scatoline, usciranno per trasformarsi nei suoni e nelle movenze nell’animale nominato dall’educatrice.

Le stesse modalità potranno essere utilizzate per i rumori del mondo che ci permettono di utilizzare fonemi diversi, apparentemente più inusuali, taluni più complicati.

La voce che sale, che scende, che zampilla, che ondeggia: un gioco basato sulla respirazione diaframatica che potrà essere sfruttato come momento di relax, necessita di fiducia nell’educatore e serenità nel gruppo, poiché richiede di lasciarsi andare per sentire il proprio corpo. Serve quindi fiducia nell’ambiente.

Proponiamo ai bimbi di stendersi (le prime volte magari dopo un gioco o un ballo più movimentato, così che il respiro sia più immediato da sentire) per terra, ci sistemiamo accanto a loro, e di appoggiare le mani sulla pancia. Sentiremo cosi l’aria che viene immagazzinata ed emessa dalla pancia. Per capire che la voce nasce dall’interno del corpo, facciamo sentire come far “salire” la voce grazie all’emissione sempre più alta del tono del flusso vocale utilizzando il suono “I”; poi faremo “scendere” la voce, il tono del flusso sarà sempre più basso e debole, grazie al suono “U”.

Con la “A” faremo “zampillare” la voce abbassando ed alzando rapidamente il tono del flusso, in fine con la “O” facciamo “ondeggiare” la voce riproducendo il motivo di una canzoncina con ritmo ondeggiante.

Come parlare ai bambini? : Proponendo principalmente un modello evoluto di linguaggio da imitare, fatto di parole semplici, ma corrette;

  •  Accompagnando ciò che facciamo con la verbalizzazione delle azioni che andiamo a compiere;
  •  Dosiamo la quantità di parole per lasciare spazio al tentativo-desiderio del bambino di parlare.

Rielaborazione verbale: parliamo con i bambini dell’esperienza vissuta, stimoliamo ad esprimersi a dire, mettere in parole, riproponendo loro immagini mentali, avvenimenti accaduti o mostrando i materiali usati.

Rielaborazione pittorica: proponiamo ai piccoli fogli e colori, in diverse occasioni la grandezza dei fogli e le tipologie di colore si varieranno. Il bambino tra i 18 ed i 36 mesi sta vivendo il passaggio dalla fase pre-figurativa alla consolidazione della fase rappresentativa. Dallo scarabocchio all’intenzionalità rappresentativa grazie allo sviluppo della coordinazione oculo-manuale. Il disegno avrà due valenze: narrativa, la rappresentazione del proprio mondo interiore avviene affiancando atto grafico e verbalizzazione, il colore sarà scelto basandosi sulle risonanze emotive di ciò che rappresenta, spesso i disegni saranno monocromatici tanto è il coinvolgimento nell’attività che non lascia il tempo di fermarsi.

Ritmico espressiva, la scelta del colore seguirà il ritmo dell’emotività, l’uso di colori non realistici indica una spontaneità ed un diverso “uso” del colore come mezzo espressivo.

Del disegno, per cogliere la rielaborazione degli eventi vissuti dal bambino e per “vedere un po’ più dentro” al piccolo, noteremo il colore, in quanto risponde a risonanze affettive, piuttosto che alla realtà esterna. Tra i due ed i tre anni l’esigenza è di lasciare tracce, impronte, segni visibili di se stesso, per far ciò si prediligerà inconsciamente colori scuri, blu, nero, marrane, hanno capacità incisiva più forte.