Adolescenza

Naturalmente, figli e figlie, crescendo tendono a mettere in discussione l'autorità dei genitori, contrapponendosi alle regole e richiedendo una maggiore libertà. L'adolescenza (quel periodo "infinito" per i genitori, che va dagli undici ai diciotto anni, e tende ad allungarsi con lo spostamento dell'indipendenza economica dei giovani adulti), rappresenta una fase in cui il desiderio di autonomia e di libertà diventano pressanti.
L'adolescente spesso intende la libertà come assenza di regole o contrapposizione alle regole finora in vigore per lui o lei, ma anche come assenza di limiti e di rischi: non è ancora definito il passaggio tra "l'onnipotenza" dell'infanzia ed il senso del limite e di realtà che indicano l'ingresso nell'età adulta. 

Il rapporto autorità/libertà, dipendenza/autonomia dipendenti da mamma e papà, si trasforma lentamente nel corso della crescita di figli e figlie in seguito al loro sviluppo fisico, emotivo e cognitivo, che determinano la capacità di assumere gradatamente, in prima persona la funzione di contenimento (il "contenimento" è ciò che operiamo sui bambini piccoli quando li avvolgiamo in un abbraccio per preservarli da ogni tipo di pericolo) esercitata all'inizio totalmente dai genitori: la capacità di darsi dei limiti, l'essere consapevoli dei rischi provenienti dall'esterno e delle conseguenze delle proprie azioni.

L'adolescente ha comunque ancora bisogno che il genitore continui a svolgere la sua funzione di contenimento adattandosi ai nuovi "bisogni" dei figli, come nel passaggio dai due anni all'ingresso della scuola dell'infanzia mamma e papà hanno modulato  i loro interventi non andando a fare ciò che il bambino o la bambina sapevano ormai fare da soli, così dovrà modificare la relazione con l'adolescente per non rischiare di "invaderlo": se non sente libertà di spazio, si chiude per non permettere intrusioni.

Allontanamento e ritorni sono le due modalità tipiche di relazione che ragazzi e ragazze in questo periodo di crescita attuano con la famiglia d'origine: il gruppo di pari (i coetanei) diventa il loro "posto", ma talvolta si ritorna a "casa", luogo di accettazione incondizionata (o così dovrebbe essere). È allora fondamentale accogliere i propri figli e figlie in questi momenti, si stanno sentendo piccoli e chiedono di essere visto e ascoltati. Non bloccare il dialogo si rivelerà importantissimo, lasciare perdere quanto si sta facendo, nei limiti del possibili per dare ascolto, poiché questo è l'unico mezzo per educare all'ascolto, del quale spesso gli adolescenti sono carenti: nuovamente concentrati su di sé, come lo erano nella fase dell'egocentrismo vissuta da bambini, non "sentono" l'altro. Il dialogo è inoltre l'unico modo per conoscere i sentimenti del proprio figlio o figlia quindi le sue insicurezze. Ed in fine solo dialogando si possono negoziare le regole, la disciplina, ridefinire il rapporto fra autorità e libertà, favorire la gestione dei conflitti.

L'adolescente si trova tra il bisogno di libertà & il senso di limitatezza che sente dentro.

I figli che ancora vivono in casa e stanno attraversando questa fase sentono di voler fare tutto autonomamente, ma allo stesso tempo si scontrano con i loro limiti, sopratutto emotivi, dovuti al minor numero di esperienze che ovviamente hanno data la diversa età.

In alcuni momenti, ogni cosa che viene loro detta è sentita come offesa alla loro "persona", al loro essere e modo di essere, che essendo "in costruzione" è fragile e sensibile alle "folate di vento".

Spesso ragazzi e ragazze a quest'età, che vedono giustamente l'adulto che li ritiene responsabili meno concentrato su di loro, hanno il solo desiderio di provocare una reazione nel genitore, per aver conferma di essere ancora nella sua mente.

Diamo loro conferma di ciò: in occasione di una provocazione rispondiamo che sappiamo che ci sono, che sono importanti per noi, che desideriamo per loro autonomia e responsabilità. Che aldilà di opporci se capiamo che non hanno rispetto per la loro persona, fisica e psicologica, non possiamo intervenire per nostra scelta nelle loro decisioni, ma solo se siamo da loro interpellati.

E con ciò chiudiamo la nostra reazione. Lasciamo loro il tempo di assimilare ed ad una nuova "provocazione" non reagiamo.

Ricordiamo che il benessere dei figli non può essere superiore a quello del genitore ovvero il genitore è allo stesso tempo un individuo che ha dei bisogni e dei desideri. Quando il genitore inizia a sentirsi frustrato nell'impossibilità, che a volte diventa vero e proprio sentimento di impotenza, di rispondere adeguatamente alle nuove richieste dei figli, deve anche sapere che questa frustrazione è "sana" fino a quando non impedisce al genitore stesso, in quanto persona, di svolgere con soddisfazione, gratificazione e piacere le attività di proprio interesse. Quando il genitore, nel tentativo di creare maggiore benessere nei figli, inizia a rinunciare a se stesso, dovrebbe ricordare che il proprio benessere e la propria soddisfazione saranno per i figli anche un modello per il proprio futuro di persona adulta, matura cioè libera ed autonoma.