Si accennava, nell'ultimo articolo, del timore dei bambini e delle bambine, ma anche degli adolescenti, che l'interrompersi di un momento appagante di gioco o di relazione non possa più ricrearsi. E quindi di come gestire le richieste, anche a seconda delle età. Facciamo qualche esempio.

Siamo sempre in questa estate, tempo "fuori dagli schemi". Finita la scuola e allungatesi le giornate, adolescenti e pre-adolescenti hanno la possibilità di vedere di più gli amici - che sono, in questa età, un necessario punto di riferimento e di scambio per crescere - sia nei pomeriggi, sia alla sera, complice anche il sole che scende più tardi.

Ed iniziano così le "contrattazioni" per l'orario di rientro. Perché accade? Quella sera che avevano il coprifuoco alle dieci, irrimediabilmente si sarà creata una situazione piacevole, appagante, data anche solo da un gruppo misto maschi e femmine che inizia ad entrare in sintonia e la timidezza se ne va. Ma immancabilmente l'orario di rientro arriva, ma può non essere uguale per tutti, ed abbandonare quella situazione, mentre gli altri vi rimarranno, dà un grande senso di perdita e ci si sente "esclusi" da quel che potrà accadere poi. Non è così semplice, nemmeno a questa età, pensare che quella situazione, se deve, si ricreerà, piuttosto ci si sentirà "esclusi" perché non si è potuto fermarsi ancora...e la colpa di ciò sarà di mamma e papà che ancora una volta "non capiscono". 

Sicuramente un po' anche gli adulti dovranno sforzarsi di capire il bisogni di questi ragazzi e ragazze, e dovranno riconoscere l'età che aumenta ed il desiderio di indipendenza che ne consegue. Partiamo allora da un principio: ogni genitore sa come ha cresciuto il proprio figlio o figlia e pertanto sa quanto di lui o di lei "ci si possa fidare"; detto questo un quattordicenne non potrà starsene fuori fino a mezzanotte se non si sa nemmeno dov'è, ma se il luogo dovesse essere il parco sotto casa si potrà fare una valutazione diversa.

Quando rientrano, dopo queste serate, i sentimenti che vorticano in loro si alternano tra la gioia per la situazione ed il dispiacere per averla abbandonata "tanto presto". Quindi, il giorno dopo, potrebbero partire "all'attacco" con richieste di allungare i tempi. Siamo in estate, valutiamo la domanda prima di impuntarci senza aver dato all'altro modo di contrattare ed esporre le sue richieste, che potrebbero essere più equilibrate di quanto ci si aspetti. In questo periodo dell'anno si può realmente lavorare sui compromessi. La richiesta di aiuto maggiore in casa, che non va, in estate, a gravare sullo studio, può essere fatta, in cambio "di una mezz'ora in più". Poi vanno esplicitati i timori che muovono le scelte di mamma e papà, non è detto che ragazzini o ragazzine ancora si rendano conto di tutto. Fatto ciò, si può aprire una contrattazione e riconoscere l'impegno che sanno dimostrare alle richieste che vengono loro fatte. Tenere vivo il dialogo sarà fondamentale, chiudere ogni possibilità di discussione andrà a creare un muro tra i due "schieramenti", genitori e figli, che si ritorcerà contro l'adulto in altre situazioni. Far sempre vedere di aver visto e riconosciuto l'impegno è fondamentale, come anche premiarlo. La zona è veramente pericolosa? Offriamo in alternativa: un giardino, una taverna dove trovarsi, farsi riaccompagnare da diversi amici, raccomandare di spostarsi solo in gruppo, accettando piuttosto un rientro mezz'ora dopo, facendo notare che lo si fa perché si è concentrati sulla loro sicurezza. Non aspettatevi che notino sempre da soli i vostri sforzi, a questa età sono concentrarsi su loro stessi, esplicitate i vostri pensieri, sapranno farne tesoro.

 Anche i più piccoli a volte (e non solo d'estate) mettono a dura prova la pazienza si mamma e papà con le loro richieste. Non vorrebbero mai interrompere il gioco tanto appagante che stanno facendo, andarsene dal parco o da casa degli amici, o fanno richieste insistei di fermarsi alle giostre o per avere qualcosa.

Anche qui, ad ogni età è edificante una certa reazione da parte dell'adulto. Bambini e bambine piccoli, fino ai tre anni, sono più facilmente gestibili, si possono fare allettanti proposte alternative e possono essere "distratti" da una situazione. Dai tre anni fino ai sei, l'età della scuola dell'infanzia, sarà importante anticipare loro ciò che sta per accadere: che tra un po' si andrà via dal parco, ma che ci sono ancora cinque minuti per giocare, così si predispone l'altro a lasciare una situazione piacevole. Accade che nonostante ciò si impuntino su quello che è il loro pensiero, dal voler restare al desiderare l'ennesimo giochino (in più)? Mamma e papà devono allora ricordare di essere gli adulti della situazione. Quindi, con fermezza diranno "no", che significa: questa è la situazione, basta così, puoi contare sul fatto che non cambierò idea. Poi essere specifici sul perché non avranno quell'oggetto o non ci si potrà fermare oltre, ma anche sul fatto che domani certamente si farà questa o quest'altra cosa: essere certi e non vaghi sul futuro, piuttosto che dire "vedremo allora cosa faremo domani se di comporti così", espressione che non dà istruzioni chiare. Non reagire alle eventuali scenate con modi "simili" equivale a dire loro: io adulto scelgo come comportarmi, il mio modo di fare non è condizionato né scelto da te. Infine, coinvolgerli, dare loro un'alternativa al comportamento.

Dai sei anni si pensa di parlare con bambini e bambine più grandi, che capiscono ciò che gli si dice. Pertanto la fermezza, come la proposta di un'alternativa chiara ad un comportamento potranno comunque essere applicate, ma anche sarà importante far sentire loro che siamo convinti della capacità che hanno di capire e fare, per questo gli proponiamo il comportamento o la proposta alternativi, cosicché abbiano un punto di partenza per modificare quanto stanno facendo, qualcosa che in un momento di rabbia o nervosismo, da soli, non saprebbero trovare.