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la coperta di linus

Una piccola parte di mamma sempre con me

La famosa “coperta di Linus” è una piccola parodia del bisogno di sicurezza e del percorso individuale che ciascuno fa per trovare la propria serenità.

Sembra strano ma vi è una spiegazione evolutiva al legame che talvolta i bambini manifestano nei confronti degli oggetti: che le cose attorno a noi, quando non le vediamo più NON scompaiono per sempre, non è un informazione innata, ma è qualcosa che va esperito.

Per ciò il bambino che lascia la mamma, le prime volte ha bisogno di una rassicurazione, di un tramite che gli permetta, non tanto di pensare a lei, quanto sapere che LEI pensa a lui.

Così la coperta calda che avvolge, il peluche morbido che “coccola”, il fazzoletto o il foulard con il profumo, danno la certezza di non essere mai soli e sempre nella mente dell’altro.

Gli oggetti transizionali solitamente procurano esperienze emotive piacevoli, quindi sono morbidi e caldi.

Certo a volte le “cose” che il piccolo vuole portare con se possono creare disguidi, un piccolo fazzoletto o un pupazzo gigante non sono la stessa cosa, e nemmeno un foulard o un ciuccio sono la stessa cosa, allora ci si ritrova a scontrarsi con le esigenze del mondo intorno.

L’ingresso alla scuola dell’infanzia richiede un certo tipo di sicurezza ed autonomia, chiariamoci però che il piccolo che ha scelto un’immagine sostitutiva di mamma ha già fatto il suo primo passaggio verso l’autonomia ed è quindi più in grado di salutarla con questo aiuto-sostegno.

Una volta a scuola, saprà gestire il suo oggetto, come in realtà lo sa fare a casa, e tornerà a cercarlo solo in momenti di sconforto o di bisogno, di voglia di tenerezza, non ci dobbiamo preoccupare che per lui sia un limite alla possibilità di gioco.

Qui l’unico consiglio è di giocare in anticipo su misure e funzionalità dell’oggetto: un fazzoletto facilmente lavabile o un piccolo pupazzo ci creeranno sicuramente meno difficoltà.

La cosa in realtà più complicata all’occhio del genitore è quando l’oggetto transizionale del nostro bambino è il ciuccio. Se per i primi due anni di vita la scelta è stata conveniente, poi iniziano i ripensamenti, dalla dentatura alla socialità. Certo un qualcosa che non permette di parlare o quanto meno di farlo chiaramente non è certo funzionale alla creazione delle relazioni.

Inoltre il ciuccio fa si che siamo noi a decidere quando per il bambino è ora di crescere e di trovare internamente l’immagine di mamma che fino a quel momento era qualcosa di materiale e molto appagante. Certo non è detto che fare delle crescite sia negativo, ma poiché si hanno le conoscenze per agire al meglio, si può sempre scegliere questa seconda via!

Sicuramente può essere un’ottima idea il proporre al bambino il ciuccio non come unica ed insostituibile fonte di conforto, ma affiancarla ad altri oggetti o perché no, esperienze.

Se al bambino trasmettiamo da sempre che le cose non spariscono e che nulla ci abbandona, al momento opportuno saprà costruirsi internamente un’immagine di mamma.

Nelle ninne nanne come nei primi libri morbidi dedicati ai bambini anche di pochi mesi –libri gioco-, si fa vivere l’esperienza di abbandono/sparizione con conclusione positiva.

Nella ninna nanna, dopo il sonno che è momento di abbandono e impossibilità di fare, la mamma torna/ci ritrova/ci vuole e mai ci abbandonerà.

Così nei primi libretti dietro finestrelle di pezza oggetti spariscono e ricompaiono.

Verso l’anno e mezzo possiamo giocare con bambini con le bolle di sapone: appaiono, poi scoppiano e non ci sono più, ma alla stessa velocità ricompaiono. Per non parlare del semplicissimo gioco del Cù-cù, dove ci si “nasconde” alla vista del bambino anche solo dietro le mani ed allo stesso modo si “nasconde” il bambino coprendogli gli occhi e con facilità si “riappare”. Nulla sparisce per sempre.

Crescendo il bambino può crescere e ampliarsi la proposta: si possono proporre le prime protostorie, grandi figure e brevi frasi raccontano come un pulcino o un orsetto si siano allontanati dal nido e dopo aver incontrato tanti amici animali che non hanno visto la mamma, ma sono pronti a dare indicazione per ritrovarla, i due si ricongiungono perché anche lei stava aspettando e cercando il suo piccolo.

E così in ambiente emotivo protetto facciamo vivere l’esperienza di distacco e la gioia del ritrovarsi.

Anche una storia, una filastrocca, una canzoncina possono assumere il ruolo di “oggetto” transizionale: sfogliando un libro, cantando o ripetendo, posso pensare a te e sentirti vicino a me, vivendo le emozioni di quel momento.