• Dialogare, condividere o scegliere per i bambini?

    Dialogare, condividere o scegliere per i bambini? Mi piace pensare che ogni Read More
  • Dialogare, condividere o scegliere per i bambini?

    Dialogare, condividere o scegliere per i bambini?

    È sbagliato "scegliere" per i nostri bambini almeno finché ci è possibile? Read More
  • la lingua del cuore

    La lingua del cuore

    Dare voce al proprio amore "Comunicare" è un verbo caratterizzato da almeno Read More
  • prova a fare così

    prova a fare così

    Estate tempo di vacanza, relax, divertimento ed anche di convivenza più stretta Read More
  • babbo natale tra magia e realtà

    babbo natale: tra magia e realtà

    Arriva il momento, per ogni genitore, di svelare la magia che sta Read More
  • salutare i bambini

    l'importanza di salutare i bambini

    Spesso si pensa che sia più facile per un bambino accettare che Read More
  • morsi all'asilo

    i morsi all'asilo nido

    Ogni educatrice di asilo nido si è trovata almeno una volta a Read More
  • comprensione bambini

    non tutto quanto si vive a livello emotivo è chiaro

    Questa chiarezza è ancor minore dalla nascita sino a tutta l’adolescenza. L’adulto Read More
  • i bambini ci osservano

    i bambini ci osservano, siamo il loro esempio

    Le azioni degli adulti sono sempre osservate, interpretate e spesso riproposte dai Read More
  • i bambini hanno bisogno

    i bambini hanno bisogno...

    ...di credere in se stessi per sentirsi competenti Per imparare ad avere Read More
  • la coperta di linus

    l’oggetto transizionale

    Una piccola parte di mamma sempre con me La famosa “coperta di Read More
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
  • 11
prova a fare così

Estate tempo di vacanza, relax, divertimento ed anche di convivenza più stretta con i propri figli e figlie. Del tempo da passare insieme abbiamo già parlato ricordandoci il valore delle routine.

Vero però che l'estate è anche il momento per fare cose eccezionali, è il tempo dei nuovi apprendimenti e delle conquiste (per avviarsi al controllo sfinterico, ma anche imparare ad andare in bici, a nuotare, a frequentare il "mini club"; e per i più grandi le prime uscite serali alle feste di paese con gli amici) per i quali si sceglie spesso questa stagione perché si è tutti più rilassati.

Ma se l'obiettivo é che questo relax si protragga, sono necessarie alcune strategie.

Quando si può uscire dall'ordinario si è tutti desiderosi di poter fare il più possibile, come quando si sta facendo qualcosa di nuovo non si vorrebbe più smettere, si desidera che riesca bene al primo tentativo e si contratta per ottenere sempre un po' di più. A piccole età (ma anche in pre-adolescenza) appare che se una cosa si interrompe quella situazione non potrà più ricrearsi.

Vediamo un esempio.

Le prime volte in spiaggia, quattro-cinque anni, con sabbia, secchiello, paletta si mostra a bimbi e bimbe come si fa una torre di sabbia. Rimangono estasiati, provano ed il primo tentativo, giustamente, non riesce alla perfezione. Ma magari non si scoraggiano, ritentano ed ancora niente. Finché si arrabbiano perché non sono capaci e vogliono il vostro aiuto, che non è però farsi spiegare, bensì fare per loro.

Giocate insieme qualche volta, ripetendo passo passo le istruzioni e poi "prova tu". Qui il piccolo potrebbe tentare, provare, arrabbiarsi o arrabbiarsi direttamente perché lui non lo sa fare e sicuramente non ha altro con cui giocare. Parlo del giocare con la sabbia, ma è valido in molte altre situazioni. Intervengono più cose in queste sue reazioni, la sfiducia nel potercela fare, il desiderio che tutto riesca bene e subito, la mente che non vede più altre possibilità di divertimento oltre quella.

A questa situazione si può scegliere come reagire. Continuando a "sostituirsi" all'altro, per un tempo che potrebbe essere molto lungo (almeno fintanto che non si sarà stancato di "non giocare per davvero") e confermando quindi a lui "che non ce la può fare da solo". Arrabbiandosi, perché insomma anche voi siete li per rilassarvi ed è logico che le cose non possono venire bene al primo colpo.

Quindi creando una situazione di tensione dove tutti si arrabbiano, la pace se né andata e il bambino o la bambina non avranno imparato a far da sé, né, i più piccoli, capito bene cos'è successo (fino ad un attimo prima eravate così disponibili) pertanto torneranno a richiedervi la medesima cosa quando vi vedranno rilassati. In conclusione, non si è modificato un comportamento non edificante: arrabbiarsi quando non si riesce in una cosa; né si è insegnato qualcosa.

Si può però trovare una mediazione. Alla rabbia o al nervosismo di bambini e bambine non è utile rispondere irritandosi, si può invece mantenere la calma, del resto non sta cadendo il mondo e, a seconda dell'età del proprio figlio o figlia, si può proporre di fare una-due volte insieme, cercando si capire dove sta la sua difficoltà, se si vede chi in fondo era quasi riuscito; oppure proporre una propedeutica a quella abilità, nel caso specifico, iniziare facendo le formine, forse era stata la proposta iniziale nostra ad essere alta.

In entrambe i casi si dirà "prova a fare così", molto diverso da "non fare così" o "lascia faccio io" o ancora "allora basta, se non lo sai fare niente". Incoraggiando a provare si sostiene l'altro, anche se in un'abilità minore gli si conferma la propria fiducia nel fatto che riuscirà.

Questo appunto è un esempio, ma passando molto tempo insieme sarà più semplice incappare in episodi in cui vostro figlio o figlia tiene un comportamento che secondo voi non è corretto e che vorreste che modifichi, come l'arrabbiarsi perché non è riuscito a fare una cosa.

Ma come fare? Cambiando ottica: se una cosa non ci va, istintivamente si è predisposti ad informarne l'altro, quindi ad esempio se ogni volta che si alza dalla sedia la spinge trascinandola e ogni volta gli si dirà "non fare così", la sequenza si ripeterà all'infinito, perché non si è data un'alternativa, magari non sa come altro fare, peraltro, da non dimenticare, se mi viene detto che "quel che faccio non va bene", significa che io non vado bene.

Ma così non so come migliorarmi. Se invece si dice "prova a fare così", si offre un'alternativa senza giudicare, quindi l'altro non si sente leso in alcun modo. Si cerca di creare buone abitudine piuttosto che reprimerne di negative senza però dare alternative di crescita e miglioramento. Così, quando bambini e bambine provano qualcosa di nuovo o si perfezionano in quel che sanno, vanno incoraggiati e rinforzati, facendo sentire la nostra fiducia sul fatto che loro sono in grado di fare

Vedremo nel prossimo articolo come mediare le richieste.